Iniziare un articolo non è una cosa semplicissima. Un buon articolo o quantomeno un articolo rispettabile dovrebbe seguire la famosa regola del chi, come, dove, quando, e perché e, chi lo scrive, non dovrebbe esprimere opinioni proprie ma dovrebbe lasciare al lettore la possibilità di fare le proprie considerazioni.

Questo articolo, che in buona sostanza sarà maggiormente un racconto e che non ha di certo la pretesa di essere buono, pur rimanendo assolutamente trasparente, inizierà in modo diverso ed, in particolare, inizierà proprio da quelle conclusioni personali che, semmai presenti, dovrebbero trovarsi in chiusura. 

“La giornata passata con Giuseppe Giraldi, e con i suoi modelli, ha la capacità di farti vedere il modellismo, in particolare quello navale, con occhi diversi e sotto una luce diversa.”

Vediamo perché e come sono arrivato a questa conclusione.

Tutto è iniziato con una telefonata di un mio caro amico, Maurizio Maggi, in cui mi chiedeva, essendo a conoscenza del sito internet e della mia volontà di presentare modelli e modellisti, se fossi interessato a passare una giornata a casa di Giuseppe Giraldi per poter stare insieme a lui e scattare fotografie ai suoi modelli al fine di scrivere un articolo da pubblicare proprio nelle pagine di modellismonavalestorico.it.

La mia conoscenza di Giraldi era, a quei tempi, poco più che “istituzionale”. Lo conoscevo in qualità di giudice Navimodel e giudice internazionale Naviga. Oltre a questo avevo visto alcune foto dei modelli che aveva realizzato e ascoltato i commenti entusiasti di Maurizio che era già stato a casa sua e aveva visto con i suoi occhi. Non potevo che accettare una richiesta così invitante e promettente. 

Il solo tratto di viaggio affrontato insieme da Maurizio e me meriterebbe di essere raccontato nel dettaglio (un paio di ore circa per l’andata e altrettante per il ritorno) ma esula dallo scopo di questo articolo. Mi sento solo di dire che tanto più Maggi mi raccontava in merito ai modelli che aveva visto e tanto più cresceva in me la voglia di arrivare a casa di Giraldi. 

Quella mattina, tra un discorso e l’altro, aiutati anche da un traffico assolutamente scorrevole, e con l’intenzione di non perdere neanche un secondo, arrivammo a casa di Giraldi verso le 9.30. 

“Siete già arrivati?”. Stupito forse per l’orario ma felice della nostra presenza, Giraldi ha dato il via  alla nostra giornata nel più italiano dei modi possibili… offrendoci un buon caffè!

Da quel momento in poi è iniziato un giorno che definire gradevole, gratificante ma soprattutto illuminante è dire poco.

Giuseppe, con il suo meraviglioso accento toscano, ruppe gli indugi chiedendomi con quale modello volessi iniziare e dove preferivo collocarlo per poterlo fotografare con calma. Mi sentivo onestamente in imbarazzo, non sapevo dove guardare. Capita la mia difficoltà mi venne incontro dicendo che il modello del “Magnaghi” era forse quello che offriva più cose da vedere e mi suggeriva di iniziare da quello.

Dopo aver trattenuto il respiro durante il trasporto del modello, aiutato da Maggi, e dopo averlo collocato attentamente sopra ad un tavolo ho iniziato a guardarlo tenendo la macchina fotografica ancora nella borsa.

Maggi, persona nota per avere una notevole propensione al dialogo e al racconto, mi invitata a notare un dettaglio, un altro e poi un altro ancora.

Non sapevo davvero dove guardare. Ho tutt’ora difficoltà a raccontare la quantità di emozioni che si provano nell’ammirare un’opera di quella portata.

Facciamo così. Faccio vedere anche a voi cosa stavano guardando i miei occhi in quel momento.

AMMIRAGLIO MAGNAGHI. Scala 1/66

Quello che ho visto, e che ora avete visto anche voi, (se non vi basta riguardatele con calma) è qualcosa che non si vede tutti i giorni. Stiamo parlando di un modello realizzato a livelli che molti ritengono irraggiungibili. Chiaramente, mentre diventava sempre più difficile scattare foto mentre osservavo il modello, dopo aver finito sono iniziate le domande da parte mia. La curiosità era immensa.

Giraldi non si è per nulla tirato indietro. La sua disponibilità è stata massima e non si è risparmiato nel fornire tutte le spiegazioni che gli chiedevo. Traspariva chiaramente la gioia che aveva nel mettersi a disposizione parlando delle cose che ama e che conosce alla perfezione. La cosa che mi ha colpito, e che ha lasciato un segno profondo, è il modo in cui l’ha fatto. Non è stato tanto a parlare delle tecniche modellistiche, argomento tra l’altro affrontato, quanto del come funzionasse o fosse fatto questo o quel componente nella nave reale.

“Vieni ti faccio vedere come funziona”

Ecco, sta tutto qui. Il modello, replica perfetta in scala ridotta della nave reale, si trasforma in mezzo didattico per il modellista che lo realizza e per quanti lo osservano e sono in grado di “vedere”. Non riesco a dirvi quante cose ho imparato osservando i dettagli del modello del Magnaghi mentre Giraldi mi spiegava a cosa servissero e come funzionassero.

La maggior parte dei meccanismi del modello del Magnaghi (e degli altri modelli realizzati da Giraldi) sono funzionanti, come nella realtà.

L’ho rifatto come era… Perché, come lo dovevo costruire?

E’ questa la filosofia costruttiva. Disarmante nella sua apparente banalità. Filosofia trasmessa a Giraldi dallo stesso Giancarlo Barbieri tanti anni fa. Bisogna conoscere ogni pezzo che si sta costruendo e capirne il funzionamento e la funzione. Solo in questo modo è possibile costruire con esattezza e con precisione. La manualità si acquisisce con la pratica ma la conoscenza e la comprensione sono un requisito imprescindibile per qualunque costruzione di qualità.

Il Magnaghi non è certo stato l’unico modello ad essere trattato in quella giornata. Vediamone qualcun altro insieme. Come per il Magnaghi eviterò ulteriori descrizioni. Lascio a voi il piacere di osservare e di “esplorare” i modelli.

BALENIERA da 7.65 m. Scala 1/20 fasciame a clinker.

CANNONIERA Inglese.

Rimorchiatore ALGHERO. Scala 1/50 
Questo è l’ultimo modello che vi farò vedere in questo articolo. Un piccola chicca. L’ultimo modello costruito, o meglio in costruzione visto che non è ancora del tutto terminato, da Giuseppe Giraldi. Il rimorchiatore Alghero in scala 1/50. Tanto per farvi capire l’atteggiamento ma soprattuto la modestia che Giraldi sa esprimere in ogni sua frase o in ogni suo modo di fare ci ha detto: “…un mi garba tanto… è piccino… non so nemmeno se lo finisco… forse si perché ormai sono andato tanto avanti ma non so quando.”
Io e Maggi ci siamo guardati e abbiamo espresso la stessa opinione. Ci sono persone che si taglierebbero un dito per riuscire a fare modelli come questo.

La giornata non è stata solo questo, è chiaro. Ci sono state lunghe chiacchierate, si è parlato di modelli, di modellismo, di modellisti e del modo in cui vediamo le cose. Del più e del meno. Gradevolissima anche la “girata” per il centro di Vinci e la visita alla casa natale di Leonardo. Per non parlare poi di un pranzo davvero eccezionale in un ristorante che lo stesso Giuseppe ci aveva indicato.
Come ogni cosa terrena anche la giornata stava volgendo al termine. Il momento dei saluti è arrivato, come al solito, troppo presto ma era davvero arrivato il momento di dover ripartire.
Avevo aspettato tanto quella occasione e non nascondo di aver avuto, in prima battuta, un minimo di “timore reverenziale” nei confronti di uno dei maggiori modellisti navali italiani.
Timore che, se era presente al momento del mio arrivo a casa di Giuseppe, al momento dei saluti si era trasformato, oltre che in profondissima stima e rispetto, in vero e proprio affetto per i modi che ha Giuseppe di porsi nei confronti delle persone, per il modo in cui si rivolge a te e per come sa farsi volere bene, con la sua disponibilità e con la sua semplicità.
Le doti umane mi hanno colpito forse anche più profondamente delle elevatissime, indiscutibili e documentate doti modellistiche di Giuseppe Giraldi. Grazie Giuseppe.

Permettetemi, nonostante la lunghezza dell’articolo, due piccoli P.S.

Voglio fare un ringraziamento ad un caro amico, Riccardo, per aver messo a disposizione le foto del Magnaghi pubblicate sulla nostra pagina facebook e che potete vedere, in attesa di inserirle in questo articolo, a questo indirizzo https://www.facebook.com/ModellismoNavaleStorico/

Caro Giuseppe una cosa per te. Maggi ed io, appena sarà passata la tempesta che ci sta colpendo in questi giorni e potremo tornare a circolare liberamente, una delle prime cose che faremo sarà quella di tornare a trovarti. E’ una promessa.