Reportage sul VASA e sul MUSEO VASA

Un viaggio a ritroso nel tempo. A Stoccolma per vedere con i propri occhi l’unico vascello rimasto del XVII secolo.

Arrivo a Stoccolma e accesso al Museo VASA

Il mio viaggio verso Stoccolma, in Svezia, ha inizio Venerdì 09/06/2017. Partito da Malpensa (VA) con un volo EasyJet in perfetto orario sono atterrato all’aeroporto di Arlanda, a circa 40km da Stoccolma, con mezz’ora di anticipo sulla tabella di marcia.
Sbrigate le formalità di routine ho preso un treno veloce della compagnia privata Arlanda Express per la città e in venti minuti mi sono ritrovato a Stoccolma. Fuori dalla stazione ho impostato il satellitare sul telefonino e scoperto che la distanza dall’Hotel era solo di un paio di kilometri. Ho pensato così di farmeli a piedi con la scusante di guardarmi un po’ la città e mi sono messo in cammino.

La visita al Museo Vasa era prevista per il giorno 10/06 ma il mio camminare mi portò in prossimità del porto turistico di Nybroviken. Cominciai a scrutare in lungo e in largo la costa e anche poco più in là. La giornata era splendida, fredda e ventosa, ma chiara e luminosa. Presi la telecamera e cominciai a fare qualche ripresa. Mentre riprendevo mi accorsi, in lontananza, di scorgere tre maestosi alberi di colore rosa stinto, uscire da un tetto scuro, all’apparenza un capannone enorme. Diedi un occhiata al GPS del telefonino per meglio orientarmi e immediatamente mi resi conto che quelli che vedevo in lontananza dovevano essere proprio gli alberi del VASA o per lo meno della struttura che ospitava il VASA. Avevo visto molte fotografie della struttura esterna del museo su internet, durante tutto il mio periodo di preparazione al viaggio, e non ho avuto quindi alcun dubbio nel riconoscerla.

Rimasi sulla murata della baia per una decina di minuti ad osservare. Vi erano barche di tutte le misure ormeggiate più o meno ovunque lungo tutta la costa . Chiatte piene di turisti, che andavano e venivano, disturbavano con le loro trombe di segnalazione quella che poteva essere una giornata di quiete. Nel suo insieme lo scenario era piuttosto caotico in prossimità dei pontili ma sereno quando lo sguardo si posava sull’acqua scura della baia.

Quel paesaggio così armonioso era rovinato solamente da enormi navi da crociera ormeggiate al porto vero e proprio di Stoccolma. Sullo sfondo del panorama questi mostri tecnologici erano così maestosi da sovrastare addirittura il paesaggio alle loro spalle.

Con lo sguardo ancora perso sulla baia, telecamera in una mano e bagaglio nell’altra continuai il mio cammino verso l’albergo che raggiunsi facilmente dopo una ventina di minuti circa a passo lento.

Come per una spedizione avventurosa la sera, nella mia stanza, mi preparai con meticolosa attenzione ciò che avevo previsto di portarmi l’indomani nello zainetto e che potesse essermi utile. Fogli bianchi, matita, penna, telecamera, audio guida in italiano pre impostata sul telefonino. Mi preoccupai anche del percorso che avrei dovuto seguire, dei mezzi che avrei dovuto prendere e del biglietto speciale “Stockholm Pass” che mi avrebbe permesso di saltare l’eventuale lunga coda alla cassa e di accedere direttamente al museo per via preferenziale.

Il giorno dopo, non andò così, infatti una guardia di sicurezza mi informò in prossimità dell’entrata che lo “Stockholm Pass”, ovvero il mio biglietto super speciale, non sarebbe servito a saltare la coda! Semplicemente avendo già pagato lo Stockholm Pass anticipatamente e con uno sconto sul costo intero del biglietto arrivato alla cassa avrei dovuto semplicemente mostrarlo al personale addetto per non pagare un nuovo biglietto, ma niente di più. Il prezzo del biglietto Museo Vasa è di 130SEK (Corone Svedesi) ovvero poco più di 13€.

Se pensate che per entrare in visita al museo VIKINGO costituito da una sola stanza di circa 400m quadrati ho pagato 120 SEK ovvero 12€… non c’è paragone.

Quindi non mi scoraggiai, non discussi nemmeno, e non persi altro tempo! Mi misi in coda contento di essere tra le prime cinquanta persone a varcare la soglia del museo. Ricordo che sceso dal tram N°7 alla fermata dedicata al museo, insieme ad altri numerosi turisti ed insieme a due gruppi piuttosto numerosi di cinesi tutti rigorosamente armati di macchina fotografica o di telecamera, (addirittura qualcuno di entrambe le cose) fummo costretti a percorrere due sentieri sterrati piuttosto contorti, un paio di rettilinei e una discesa piuttosto “antipatica” per avvicinarci finalmente alle barriere separa folla, come quelle presenti al check-in in aeroporto per intenderci, della struttura del museo. I due numerosi gruppi di cinesi, con mio disappunto, nonostante fossero arrivati dopo di me, riuscirono ad entrare per primi attraverso una via “dedicata” ai gruppi e io rimasi a guardarli sfilare sorridenti all’ingresso dalla mia orgogliosa posizione, ora solo 37°esimo, in fila.

L’unica consolazione fu che una volta usciti dal museo nel pomeriggio, la fila per poter varcare la cassa del Museo Vasa, arrivava praticamente alla fermata del tram N°7, ovvero circa 600m più indietro.

Varcare l’ingresso mi fece rilassare. Ora a mente serena, penso che quella piccolissima anticamera cupa posta immediatamente dopo la cassa servisse proprio a questo scopo, a farti rilassare un attimo, ad abituare gli occhi ad una nuova luce ben più bassa di quella naturale e a prepararti mentalmente e psicologicamente a ciò che sei in procinto di vedere. Ora lo so per certo.

Ma cosa sappiamo del VASA?

La storia del VASA

Quando nel 1625 il Re di Svezia Gustav II Adolf , al quale gli si attribuisce il merito di aver fatto risorgere la Svezia da una pesantissima e gravissima situazione economica, dalla povertà e dal disordine, impegnato com’era su più fronti in battaglie contro la Germania, la Danimarca e la Polonia decise di stipulare un nuovo contratto con due costruttori olandesi, i fratelli Hybertsson, per la costruzione di quattro nuovi vascelli da costruirsi nel cantiere navale reale di Skeppsholmen. Queste nuove navi avrebbero arricchito l’attuale flotta costituita da circa 30 vascelli. Dei quattro vascelli ordinati due erano grandi e due piccoli. Una delle due navi grandi era il Vasa. Il Vasa sarebbe dovuto diventare il fiore all’occhiello della marina Svedese e sarebbe stato impegnato quasi sicuramente contro la Polonia.
Vennero acquistati migliaia di tronchi di quercia per gli scafi e per molti altri componenti come gli affusti dei cannoni. Mentre per gli alberi del vascello venne usato il pino proveniente dalla Svezia occidentale. Sartie, cordame e vele vennero commissionate e fabbricate da artigiani nei dintorni di Stoccolma per poi essere mandate, una volta pronte, al cantiere navale. Al cantiere e nei dintorni lavoravano più di 400 persone solo per il VASA.

Nel ‘600 le tattiche di guerra navale stavano radicalmente cambiando. Migliorata la gittata dei cannoni si puntava ad avere la meglio sul nemico con uno scontro tra navi affiancate e successivamente all’abbordaggio. Il Vasa, coi i suoi 64 cannoni e con la sua nuova tipologia strutturale, ovvero a due ponti di batteria sovrapposti, avrebbe sicuramente avuto un notevole vantaggio in questa fase del combattimento rispetto a tutte le altre navi dell’epoca. Ma purtroppo nessuno la vide mai in azione.

Il 10 Agosto del 1628 venne varato il VASA e purtroppo in migliaia dalla costa assistettero al catastrofico evento. Delle centocinquanta persone a bordo morirono circa trenta, cinquanta persone. Furono i marinai impegnati ai cannoni nei due ponti di batteria ad avere la peggio e questo a causa dello sparo di salva dei cannoni come saluto al Re.
Quando il vascello usci dal porto aveva quattro delle dieci vele, spiegate. Ad un tratto venne investito da un soffio di vento che lo fece inclinare su un lato. Nonostante stesse veleggiando i sabordi dei cannoni non erano chiusi dai mantelletti proprio per permettere ai cannoni di sparare la salva al Re così quando il vento la fece inclinare su un fianco imbarcò acqua ma, dopo qualche sforzo, riuscì a rimettersi dritta. Tutti si adoperarono con i secchi a liberare il ponte dall’acqua e le pompe di sentina vennero azionate immediatamente, ma l’acqua riversatasi all’interno era davvero tanta. Purtroppo dopo pochi istanti, un nuovo soffio di vento la fece inclinare nuovamente e il Vasa, a quel punto, non riuscì più a tirarsi su e affondò.
Chi poté riuscì a salvarsi buttandosi in acqua dalle murate del ponte di coperta ed essendo vicini alla riva vennero presto soccorsi da imbarcazioni leggere messe subito in acqua dalla moltitudine di persone che stavano assistendo al varo del vascello.
Dopo l’affondamento del VASA, il Capitano del Vascello che nel momento del disastro si trovava molto probabilmente sul cassero e quindi poté salvarsi come molti altri, venne subito arrestato e imprigionato. Durante l’inchiesta gli venne inizialmente attribuita la colpa del disastro perché subito si pensò che i cannoni non fossero fissati in batteria e che quindi il loro movimento avesse fatto perdere il baricentro alla nave. Lui si difese strenuamente sostenendo che fu semplicemente un soffio di vento ad inclinare la nave e che il VASA era di sua natura decisamente instabile. In effetti, con le tecniche di oggi, si è constatato facilmente che il baricentro del VASA era troppo alto e questo era fondamentalmente un punto a suo sfavore. Il capitano continuò la sua arringa difensiva dichiarando che a bordo tutti erano sobri e nessun errore di manovra era stato fatto, soprattutto sull’arridatura dei cannoni. Inoltre continuò a sostenere con decisione e fermezza che la nave oscillava di continuo, anche da ferma. Questa tesi fu confermata anche da tutti coloro che si salvarono dal naufragio. Tutti i marinai infatti furono d’accordo nell’affermare che a bordo non furono stati fatti errori di alcun genere e che la nave sembrava davvero instabile. Il Maestro d’ascia del VASA dichiarò inoltre che il Capitano del vascello volle dimostrare a tutti e soprattutto all’Ammiraglio d’ispezione inviato dal re prima del varo, l’instabilità della nave che gli era stata affidata. Prese trenta marinai e li fece correre dalla murata di dritta alla murata di sinistra. Dopo solamente tre corse, i marinai furono costretti ad interrompere la loro corsa perché il VASA prese ad oscillare in maniera impressionante e si sarebbe capovolto in porto.
Declinate quindi le responsabilità degli ufficiali, i sospetti si indirizzarono verso coloro i quali si erano preoccupati della costruzione del VASA, ovvero verso due fratelli olandesi.
Anche loro però dichiararono che il VASA era stato costruito rispettando tutte le misure e le specifiche che il Re in persona aveva approvato, comprese le modifiche di potenziamento dell’armamento e con i documenti alla mano contro firmati dal Re Gustav II Adolf, vennero presto scagionati da ogni responsabilità.
Per quanto se ne sa quindi, alla fine dell’inchiesta, nessuno fu condannato e non sembrò esserci nessun vero responsabile della tragedia. Ovviamente, mettere in discussione il volere ed il potere del Re a quell’epoca era molto pericoloso e poteva essere inteso come un atto di ribellione, per tanto la cosa finì cosi.
Oggi, le tecnologia moderna, i computer e gli studi eseguiti direttamente sulla struttura del vascello hanno potuto constatare che il VASA fu costruito veramente nel migliore dei modi e che rispettasse i più severi criteri di costruzione per le navi a due ponti. Inoltre non si differenziava poi molto da altre tipologie di navi del ‘600 che cominciarono ad apparire e a navigare in quella stessa epoca. Tutte queste navi a due ponti, munite di molti cannoni, erano molto alte e di conseguenza molto instabili.
La causa del naufragio del VASA va quindi ricercata nelle scarse conoscenze di progettazione, di costruzione ma soprattutto nel voler navigare con una così grande nave a due ponti armati con i mantelletti dei cannoni aperti.
Il VASA rimase sott’acqua per 333 anni all’ingresso del porto vecchio di Stoccolma. Il freddo e poco salato Mare Baltico e soprattutto l’assenza delle teredini, lo ricopri presto di fango e li rimase per tutto il tempo ancora in assetto di navigazione come se ancora, volesse tornare un giorno a solcare nuovamente le onde del mare.
Già nel 1660 ci furono diversi pseudo tentativi di riportare a galla il vascello o di recuperarne i pezzi più importanti. Questi tentativi di recupero non fecero altro che causare ulteriori danni alla struttura. Praticamente l’unico risultato lasciato ai posteri fu di un ponte di coperta completamente distrutto a causa di un recupero disastroso dei 55 cannoni e nuovi buchi nello scafo.
Nel 1956 un ricercatore privato di nome Anders Franzén ritrovò il VASA e il 24 Aprile del 1961 lo stesso VASA rivide la luce. Una volta imbragato con cura con dei cavi d’acciaio fatti passare sotto la chiglia, dei potenti argani cominciarono a farlo risalire verso la superficie e quando cominciò a sporgere dal mare numerose pompe cominciarono ad aspirare fango e acqua per alleggerirlo il più possibile. Successivamente venne assicurato e portato in banchina. Attorno, gli fu costruito il museo che oggi, vi sto illustrando.
I lavori sul VASA iniziarono subito e ci si preoccupò soprattutto di purificare il legno dai microscopici batteri ed organismi viventi che continuavano inesorabilmente il loro processo distruttivo sul legno.
Ancora oggi, i processi di decontaminazione, purificazione, mantenimento e protezione del legno sono in corso così come sono ancora in corso il riconoscimento di alcuni pezzi che non è chiaro dove vadano incastrati in questo enorme puzzle del 1600.

Come è strutturato il Museo VASA

Il museo è strutturato su quattro piani sfalsati accessibili con delle scale, mentre gli ascensori servono prontamente i disabili a salire e scendere alle diverse stazioni ai diversi piani.
L’unico punto forse non accessibile alle persone disabili è la cosidetta “piccionaia”, ovvero il punto più alto formato da un piccola gradinata in stile stadio dalla quale è possibile osservare il VASA dalla massima altezza consentita. Ad ogni modo si tratta di qualche metro, forse tre quattro, più in alto rispetto all’ultimo piano già parecchio alto.
La mia recensione e le mie fotografie sono state fatte apposta con l’intento di soddisfare i modellisti che hanno intenzione di sviluppare il VASA come prossimo modello, oppure per tutti quei modellisti che ce l’hanno attualmente in cantiere e quindi in costruzione. Troverete quindi foto panoramiche ma soprattutto moltissime foto di dettagli per noi modellisti significativi. Naturalmente tutte scattate dal punto più vicino che mi è stato possibile fotografare. La luce nel museo era molto scarsa, soprattutto al piano interrato, quindi mi scuso fin da ora se alcune foto risultano scure o ombrate di nero.

VASA – Il piano seminterrato

Cominciamo dall’inizio e scendiamo sotto al piano terra, il piano più basso, il “ -1”.

Dal piano interrato è possibile ammirare la chiglia e il fasciame fino al primo incintone. Vale la pena osservare il sistema di chiodatura che è stato utilizzato per assicurare il fasciame e soprattutto gli incastri eseguiti tra fasciame e fasciame. Molto interessante la poppa e il timone, come far terminare il fasciame sulla ruota di poppa. Osservate l’altezza delle femminelle e degli agugliotti sul timone, sembrano essere davvero minuscole. A prua si può osservare il tagliamare e tutto lo sviluppo della prua stessa fino su ai delfini. Si riescono a vedere le terminazioni del fasciame contro la chiglia e contro il tagliamare e come sono stati rastremati, gli incastri utilizzati. Si noti la scarsa simmetria del fasciame dell’opera viva a prua.

VASA – Il primo piano

Passiamo al Piano terra.

Praticamente è il piano alla stessa altezza dell’ingresso. Siamo a poco meno di metà murata da un lato e sull’altro lato invece poco di più. Poche foto per via della posizione piuttosto inutile.
A metà tra il piano interrato e il piano terra è il mostra l’unico palischermo ritrovato. Difficile per me dire quale sia .. ma l’argano centrale di traverso potrebbe farci orientare verso la barcaccia.

VASA – Primo piano

Sicuramente un piano molto interessante soprattutto dal lato più vicino alla murata. L’altro lato di osservazione è molto distante e i particolari si confondono. C’è però una bella vista d’insieme.
Le fotografie a questo piano mostrano la fattura dei sabordi, dei mantelletti e delle loro due cerniere. Nei mantelletti a prua invece le cerniere sono tre e il sabordo sembra essere più largo, ad occhio.
Al sabordo di prua si può notare il taglio obliquo del legno come per permettere al cannone di poter sparare volendo, dritto di prora. Sempre a prua si possono notare molto bene le serpi, l’occhio di cubia e il suo cuscino. Le lavorazioni in legno lungo tutto il dritto di prua, il bompresso si allunga verso l’esterno quasi appoggiato al dritto ma non lo è. Le trinche del bompresso, ovviamente cime nuove, mostrano chiaramente come veniva assicurato il bompresso.
Si intravede anche lo straglio anche se si vedrà meglio successivamente.
Tutto il legno in chiaro che vedete è stato messo per completare la struttura. Il legno scuro invece è il legno originale del VASA. Stessa cosa per le bigotte, quelle scure sono quelle originali del vascello. Le fotografie della poppa mostrano chiaramente la disposizione del fasciame sulla ruota. I sabordi con i propri mantelletti dei cannoni di ritirata e i due buchi superiori dal quale fuoriuscivano le gomene per assicurare la nave in banchina.
Il dritto del timone e i suoi particolari.

VASA – Secondo piano

L’altezza da terra comincia a farsi sentire. Si vedono molto bene, ma sempre e solo dal lato di sinistra, i parasartie, le bigotte, le landre costituite da due pezzi sia lunghe che corte, sia sotto il maestro che l’albero di mezzana e trinchetto. Notate l’arridatura delle bigotte e la loro forma. Gli anelli sul parasartie, i ganci. Sulle sartie riuscite a vedere il nodo piano della cimetta? Si intravede il ponte di coperta… perché praticamente siamo allo stesso livello. La lavorazione della poppa, le due bottiglie sovrapposte. Notate le tavole originali che le coprivano, non saranno state più spesse di un centimetro. A prua si vedono le gru di capone, dove finivano e dove appoggiavano.

VASA – Terzo piano

Qui siamo in alto. Siamo sopra di livello al ponte di coperta ma non altezza delle coffe. Li non ci si arriva nemmeno dalla piccionaia.
In ogni caso il terzo piano offre solo ed esclusivamente una vista da poppa. Non si può avere una vista da prua.
Anche qui, sulla poppa si ha un’idea dello sbalzo del fasciame nella parte alta della murata e che va a lisciarsi subito sotto i parasartie.
Si riesce ad intravedere parte del cassero, e si intravede il tavolato del ponte. Il ponte di coperta è stato rifatto quasi interamente. Solo pochi pezzi sono rimasti originali più o meno all’altezza dell’albero maestro, e alcune parti dei carabottini. Belle le coffe ma non si possono vedere bene per via della posizione.

VASA – Piccionaia

La piccionaia, è costituita da sei gradoni in stile stadio che permette un ultimo salto in alto per avere una visione d’insieme del vascello davvero notevole.
Da questa posizione si vede solo il lato di sinistra ma i 69 metri di lunghezza della nave sono ben evidenti. Spettacolare direi.

VASA – Varie

Entrando, sul lato destro del museo, intorno alla fossa dov’è posizionato il VASA, ad ogni piano è allestito un intrattenimento informativo che riguarda il VASA.
Al piano inferiore sono state posizionate le teche che contengono le ossa dei marinai morti che hanno trovato durante il recupero. Con la tecnica e l’analisi del DNA hanno scoperto moltissime informazioni utili a ricostruire la “vita” passata di questi uomini e di queste donne che purtroppo hanno trovato la loro fine sul VASA. E’ dato ampio spazio a questi ritrovamenti e al loro studio. In altre teche sono posizionati altri ritrovamenti come pezzi d’abito, bottoni, scarpe, tessuti, cappelli, cordini e abbellimenti. Altre invece contengono materiale in ferro come chiodi, o ferri vari, attrezzi per riparare la nave, seghe. Qui sotto, si trova anche uno dei laboratori di studio, più importanti del museo ovviamente chiuso al pubblico. Dalle grate a protezione però si potevano intravedere tavoli da lavoro pieni di oggetti da inventariare con tanto di numeri d’identificazione. Oggetti ai quali, con ogni probabilità, non si riesce a dare spiegazione e quindi collocazione.

Al piano terra invece abbiamo tutte le ricostruzioni modellistiche del ritrovamento e del recupero del VASA. Purtroppo per me che fotografavo, ma per loro fortuna, i modelli erano chiusi sotto spesse teche di vetro (abbastanza sporche) e il forte riverbero delle luci non permetteva di avere una visuale buona per ottenere delle fotografie in grazia. Ho fatto quello che ho potuto.
Sullo stesso piano, in una buia saletta cinematografica, gira di continuo un video che mostra il ritrovamento del VASA. Vi è esposto l’orario della visione nella propria lingua. Il video, a cui naturalmente ho assistito anche se in lingua inglese, e’ stato chiarificatore di alcuni aspetti che all’apparenza non sembravano logici. Ad esempio, all’inizio non mi era chiaro in che posizione si trovasse il relitto sul fondo del mare durante il ritrovamento e come fosse stato possibile agganciarlo per portarlo in superficie. Naturalmente ho acquistato il video allo shop del museo (…e non solo quello).

Al primo piano invece si trovano delle teche rappresentative della vecchia Stoccolma. Si trovano anche una serie di statue e di abbellimenti (in copia) colorati come lo erano all’epoca. La lunga permanenza sott’acqua del vascello gli ha fatto perdere ovviamente la colorazione originale ma con le tecniche attuali si è potuto analizzare il legno cosi a fondo da ritrovare microscopici pigmenti di colore che hanno rivelato l’origine del colore usato all’epoca.
Così, per il pubblico del museo, alcune copie delle statue appartenenti soprattutto al giardinetto di poppa sono state colorate come lo erano originariamente e messe in esposizione. Devo ammettere di essere rimasto davvero molto colpito dallo sfarzo e dal contrasto cromatico di queste meravigliose sculture.

Al terzo e ultimo piano si trovano le cose più interessanti da osservare, naturalmente storicamente parlando. E’ stato ricreato un pezzo del ponte di batteria con tanto di affusti e cannoni (finti). Le distanze tra un cannone e l’altro non erano superiori ai due metri. I bagli a centro nave, non superavano l’altezza di 1.70m mentre sulla murata arrivavano a 1,85m.
E’ in bella mostra anche la pompa di sentina ma non è dato a sapere quante ce ne fossero sulla nave.

Un’altra cosa interessante su cui ci si può salire, ma non lo consiglio molto a chi soffre di vertigini) è la ricostruzione della coffa del VASA, tonda e con i suoi antisdruciolo disposti a raggiera e più bassi verso il centro.
Da qualche parte nella stiva devono aver recuperato una vela piegata. L’hanno ricomposta e stesa su una parete. Non è tra le più grandi ma fa comunque impressione.

Da un lato sono arrotolate su un ceppo di legno tondo, a simulare un troncone d’albero, tutte le tipologie di cime che facevano parte del corredo del VASA e comunque si tratta di cime usate comunemente anche per altre navi.
Il mio palmo è circa di 8cm, mentre dalla punta del dito medio alle nocche sono 9cm. Le mie dita sono di 2cm ogni una circa. Se volete potete usare queste misure per identificare la misura del diametro della cima e collocarla, in questo modo sulla nave.

IL VASA E IL MUSEO VASA – Le conclusioni di viaggio

Questo viaggio a Stoccolma, al museo VASA, mi ha dato la possibilità di osservare da poco più di due metri un vascello realmente esistito del 1600.
L’unico vascello di quell’epoca esistente al mondo.
Una stazza di 1200 tonnellate, 69 metri di lunghezza e larga 12 metri al baglio maestro.
Dalla chiglia alla formaggetta, un’altezza di quasi 53 metri.
Un’immensità, una cosa grande e difficile da immaginare se non si hanno chiare in testa le misure e comunque, anche se si avessero chiare in testa, rimane un’opera unica fatta senza un disegno, senza un computer, senza gli strumenti di oggi.
E’ stata un’esperienza unica e indimenticabile e la consiglio a tutti coloro che hanno la possibilità di poter fare un viaggio in Svezia. Ho arricchito il mio bagaglio culturale personale e senza ombra di dubbio anche la mio bagaglio di cultura navale. Ho imparato moltissimo e mi sono fatto un’idea concreta su moltissime cose che ho potuto osservare con calma e con occhi da modellista.
Mi avevano detto che la Svezia, Stoccolma in particolar modo, era molto cara. Io, in tutta onestà non l’ho trovata più cara di Milano ad esempio, la città in cui abito. Qui sotto metto un piccolo elenco dei costi che ho sostenuto in Euro, così potete farvi un’idea anche voi di quello che ho speso.
Secondo il mio modesto parere, se vi interessa il VASA ma soprattutto un modello di nave dell’epoca in perfetto stato, una gita del genere si può fare anche in giornata, o al massimo di due giorni.

Viaggio Aereo Easyjet da Malpensa/Arlanda e ritorno € 192,00
Linea treno privata super veloce Arlanda/Stoccolma A/R (20min) € 45,00

Stockholma PASS (permette una sola entrata in diverse strutture,
diversi musei, inoltre se associato ad un altra tessera TRAVEL
permette di usufruire di tutti i mezzi pubblici, metrò compreso) € 73,28

p.s.: se avete intenzione di fare una toccata e fuga al VASA questa carta non ha senso acquistarla. L’ingresso al VASA costa € 13,00, nulla a confronto di ciò che offre.
Ricordate che lo Stochholm pass non vi permette di saltare le lunghe file, inoltre se all’interno di una struttura, ad esempio il luna park, è prevista una manifestazione aggiuntiva come ad esempio un concerto, non vi sarà possibile usarlo per entrare.

Per il pranzo o la cena ci sono ristoranti per tutte le tasche. Si cena con € 12,00 al fastfood oppure con € 50,00 mangiando un filetto e bevendo del vino (italiano). Tutti i ristoranti hanno un menu esposto all’ingresso con i prezzi indicativi. Ovunque sono disseminati baracchini per panini, hotdog, hamburger, bibite gelati e si pranza con €5/€10. Ristoranti italiani ce ne sono, ma non li consiglio più di tanto. L’unica cosa che hanno, e non sempre, è il menu’ in lingua italiana. Per quanto riguarda il cibo… ho preferito quello locale. La carne è molto buona, il pesce invece non l’ho trovato e pensare che Stoccolma è un agglomerato di isole e circondata dall’acqua.

Spero di avervi detto tutto e di avervi intrattenuto con piacere con foto e materiale inedito.
Se qualcuno desiderasse avere qualche informazione in più perché magari si trova in procinto di partire può scrivere a: redazione@modellismonavalestorico.it e sarò felice di rispondere.

Grazie a tutti.
A presto